Gli anfibi

Gli anfibi

Tra le specie appartenenti alla classe Amphibia di frequente rinvenimento nella nostra zona, vanno ricordate la rana alpina e il rospo comune, appartenenti all’ordine degli anuri, e la salamandra pezzata, appartenente all’ordine degli urodeli. Si tratta di animali che presentano un ciclo vitale strettamente legato all’acqua, dove vivono allo stato larvale e respirano mediante le branchie, come i pesci. Successivamente vanno incontro a metamorfosi, sviluppano un apparato polmonare e diventano individui adulti adatti alla vita terrestre.

Gli anuri

Tra i componenti dell’ordine Anura (che in greco significa “senza coda”), nella nostra zona sono di frequente riscontro la rana alpina (Rana temporaria), detta anche rana rossa[1], appartenente alla famiglia delle Ranidae e rinvenibile anche al di sopra dei 2500 metri, e il rospo comune (Bufo bufo), appartenente alla famiglia delle Bufonidae, che di solito non supera i 2000 metri. Le larve, lunghe fino a 2-3 cm e chiamate girini, sono onnivore, prive di arti e nuotano agilmente in acqua grazie ai movimenti della coda. Con la metamorfosi, questa viene persa mentre si sviluppano gli arti a partire da quelli posteriori, molto forti e adatti al salto. Gli adulti, con le femmine che hanno dimensioni maggiori dei maschi, possono raggiungere i 10 cm nelle rane e i 20 nei rospi. Si nutrono per lo più di insetti, che catturano protendendo la lunga lingua estroflessibile e appiccicosa. Provvisti di orecchi e di grandi occhi, sono spesso rinvenibili (più per le rane che per i rospi) vicini a raccolte d’acqua, nelle quali a volte trascorrono l’inverno. Con il disgelo, i maschi si raccolgono in gruppi cospicui nei siti di riproduzione, caratterizzati da acque poco profonde e pressoché prive di corrente, dove emettono dei gracidii gutturali a bassa frequenza[2], soprattutto di notte, e ingaggiano dei duelli per contendersi le femmine. Queste, richiamate da tali vocalizzazioni, vengono afferrate e dopo alcune ore emettono le uova, fecondate esternamente dai maschi[3]. Protette da un ammasso gelatinoso che può racchiuderne fino a più di duemila, dopo 2-3 settimane si schiudono liberando i girini che vanno incontro a metamorfosi un paio di mesi dopo, all’inizio dell’estate. La maturità sessuale avviene dopo 3-4 anni e i giovani anuri sono meno legati all’acqua rispetto agli adulti. In genere le rane non vivono più di 6-7 anni, mentre i rospi possono superare i 15. Le due specie sono facilmente distinguibili in quanto i rospi hanno il dorso e i fianchi ricoperti di ghiandole mucose tondeggianti che mantengono umida la pelle, cosa che li rende più adatti delle rane a trascorrere lunghi periodi lontani dall’acqua. Dietro gli occhi sono poi presenti delle ghiandole, chiamate parotoidi, che producono un secreto contenente alcaloidi neuro-tossici per difendersi dai predatori[4].

[1] Nelle zone di pianura sono invece più numerose le rane verdi.

[2] A differenza di altri anuri, le rane alpine e i rospi comuni non possiedono sacchi vocali esterni, per cui le loro vocalizzazioni sono difficilmente percepibili dalle persone.

[3] Può anche succedere che più maschi fecondino uno stesso ammasso di uova.

[4] Una tossina cutanea è prodotta dai rospi anche allo stadio di girini, per evitare di essere ingeriti dai pesci.

Gli urodeli

Tra gli urodeli della nostra zona, la salamandra pezzata (Salamandra salamandra), appartenente alla famiglia Salamandridae, è quello di più facile riscontro. Caratteristica per la sua colorazione nera a macchie gialle, presenta un dimorfismo sessuale poco accentuato, con le femmine un po’ più grosse dei maschi. Come per alcuni insetti, anche per le salamandre si parla di colorazione aposematica, tendente cioè a scoraggiare i predatori. Inoltre, analogamente a quanto avviene per i rospi, dietro agli occhi sono presenti delle ghiandole parotoidi che secerno un liquido contenete alcaloidi tossici a funzione antipredatoria. A differenza degli urodeli, la coda è presente anche negli adulti. L’alimentazione è carnivora a tutti gli stadi, e a quello larvale è possibile anche il cannibalismo. Le salamandre sono maggiormente rinvenibili nei periodi piovosi, soprattutto in autunno, mentre vanno incontro a latenza in quelli più caldi e secchi. La riproduzione avviene in primavera e si svolge in maniera abbastanza particolare, con il maschio che dapprima insegue la femmina, poi la abbraccia con gli arti anteriori, depone sul suolo un ammasso gelatinoso (chiamato spermatofora) contenente il liquido seminale e spinge la femmina a raccoglierlo con la cloaca. Le femmine sono vivipare e rilasciano in acqua un numero di variabile di larve (in genere da 10 a 70), lunghe circa un centimetro e mezzo, già provviste di arti, che completano il loro sviluppo in un tempo variabile da 2 a 6 mesi. Le salamandre possono vivere anche oltre 20 anni e si riscontrano per lo più al di sotto dei mille metri, ma in casi eccezionali possono raggiungere anche i 1800.