L’ordine degli insettivori (Insectivora) riunisce classicamente alcune famiglie di mammiferi che si nutrono principalmente di insetti. Attualmente, però, è in corso un dibattito tra gli zoologi in quanto si ritiene che tale ordine sia polifiletico, cioè che riunisca gruppi di animali sulla base di una semplice considerazione di aspetti secondari (il tipo di alimentazione) e non di caratteri genetici ben precisi. Visto però che la discussione è ancora aperta e non si è ancora giunti a un accordo unanime sulla nuova sistematica, la vecchia classificazione è ancora utilizzata per fini pratici.
Tra gli appartenenti alla famiglia degli erinaceidi (Erinaceidae), nelle nostre zone trova larga diffusione il riccio (Erinaceus europaeus). Caratterizzato da un corpo tondeggiante, è lungo 25-35 cm più 2-4 cm di coda, per un peso che va da mezzo chilo a poco più di un chilo e due etti. Il maschio è un po’ più grande della femmina. La caratteristica che più balza all’occhio è la presenza di circa 5-6000 aculei dorsali cheratinizzati, lunghi 2-3 cm, di colore grigiastro o bruno-chiaro. Ventralmente, invece, sono presenti dei peli di tale colore. Al contrario di udito e olfatto, la vista non è molto sviluppata. Di abitudini crepuscolari, vive in boschi soleggiati con sottobosco fino a circa 1500 m di altitudine, ma si può trovare anche in parchi e aree coltivate. Si nutre soprattutto di artropodi, ma anche di lombrichi, molluschi, uova, parti vegetali, piccoli mammiferi, rettili e anfibi.
Il riccio è un animale solitario, va incontro a letargo invernale, raggiunge la maturità sessuale a 1 anno, si accoppia tra primavera ed estate e dopo una gestazione di circa 5 settimane partorisce, 1-2 volte all’anno, 3-10 piccoli inetti. Se minacciato, contrae alcuni muscoli dorsali e si trasforma in una sorta di palla, con la testa protetta all’interno. Per questa sua caratteristica, quando si trova ad attraversare una strada (il riccio è un animale che si muove molto, tanto che i maschi giungono a percorre fino a 3 km per notte) e sente il rumore di un veicolo in avvicinamento, invece di fuggire si arresta e mette in atto la sua forma difensiva naturale, cosa che spiega l’elevato riscontro di ricci schiacciati sull’asfalto. Per quanto non ne sia del tutto immune, sembra che il riccio abbia una sensibilità limitata al veleno di vipera. La durata massima di vita in natura è di circa 6-8 anni.
Nel VCO si registra anche la presenza di alcune specie di insettivori appartenenti alla famiglia dei soricidi (Soricidae), comunemente conosciuti come toporagni: il toporagno alpino (Sorex alpinus), il toporagno nano (Sorex minutus), il toporagno del Vallese (Sorex antinorii), il toporagno d’acqua (Neomys fodiens), il toporagno acquatico di Miller (Neomys milleri), la crocidura minore (Crocidura suaveolens) e forse anche la crocidura dal ventre bianco (Crocidura leucodon).
Si tratta di piccoli animali, della lunghezza, a seconda della specie, compresa tra 5 e 10 cm più 3-8 cm di coda, per un peso variabile da 3 a 15 g, a parte il toporagno d’acqua che può superare i 20. Oltre che per le dimensioni, possono distinguersi anche per il colore: i toporagni d’acqua e la crocidura dal ventre bianco sono nerastri dorsalmente e biancastri ventralmente, i toporagni nano e del Vallese sono bruni dorsalmente e più chiari ventralmente, il toporagno alpino (nerastro) e la crocidura minore (grigia) presentano poca differenza tra dorso e ventre. Toporagni e crocidure sono facilmente distinguibili da topi e arvicole per il loro muso appuntito. Il dimorfismo sessuale non è evidente. Le crocidure hanno in genere zampe più chiare e orecchie relativamente grandi, mentre quelle dei toporagni sono piccole e spesso nascoste nel pelo. Inoltre, i denti delle crocidure sono completamente bianchi mentre i toporagni hanno gli incisivi con punta rossastra.
Sono tutti animali che conducono una vita tranquilla, spesso solitaria, per lo più crepuscolare nel caso delle crocidure, anche diurna per i toporagni. Si trovano sia in boschi sia in aree antropizzate, come parchi e giardini. Le crocidure privilegiano zone con clima mite e non superano in genere i 1000-1200 m di quota. Al contrario, i toporagni si trovano anche sopra i 2000 m, sempre che sia disponibile una certa umidità (ruscelli, torbiere, vallette che drenano l’acqua di fusione, ecc.).
L’alimentazione è costituita soprattutto da artropodi e viene a volte integrata con piccoli molluschi, uova, lombrichi, girini, avannotti, ecc. I soricidi hanno un metabolismo molto elevato per cui necessitano di una quantità giornaliera di cibo dell’ordine del proprio peso.
La maturità sessuale è raggiunta già nell’anno di nascita e gli accoppiamenti (da 2 a 4 all’anno) si concentrano in genere tra la primavera e la fine dell’estate. La gestazione dura, a seconda della specie, 3-4 settimane e vengono ogni volta partoriti 3-8 (nel caso dei toporagni d’acqua, anche di più) piccoli inetti. Una caratteristica delle crocidure è la formazione delle cosiddette “carovane”, con la madre che guida la fila indiana e i piccoli attaccati con i denti al pelo o alla coda del precedente, a partire da lei.
I toporagni sono abili arrampicatori e, soprattutto quelli d’acqua, anche nuotatori. Predati da molti carnivori a causa delle loro piccole dimensioni, hanno sviluppato delle ghiandole che conferiscono un odore simile a quello del muschio così da risultare poco appetibili. A loro volta, poi, posseggono delle tossine salivari che rendono gli artropodi più facilmente predabili. I soricidi non sono animali longevi e difficilmente superano i due anni in ambiente naturale.
In provincia esistono anche due specie appartenenti all’ordine dei talpidi (Talpidae): la talpa europea (Talpa europaea) e la talpa cieca (Talpa caeca), caratterizzate entrambe da un corpo allungato e piatto, con scarso dimorfismo sessuale. La prima misura circa 10-15 cm più 2-4 cm di coda, per un peso di peso di 60-130 g, mentre la seconda è più piccola e presenta dimensioni grossomodo dimezzate. Trattandosi di animali adattati a vivere in gallerie scavate nel terreno, hanno tatto e olfatto molto sviluppati, al contrario di vista e udito. Pertanto, i dotti auricolari sono sprovvisti di padiglioni e sono nascosti nel pelo, così come gli occhi della talpa europea (che riesce a distinguere solo le diverse gradazioni luminose), mentre nella talpa cieca le palpebre sono addirittura saldate tra loro.
Il pelo è corto e fitto, nero dorsalmente e grigio ventralmente. Le zampe sono tozze; quelle anteriori hanno forma di pala e sono provviste di unghie robuste, adatte a scavare. Le talpe conducono vita solitaria in gallerie profonde fino a 70 cm (la talpa cieca scende meno in profondità), scavate in prati, boschi e parchi fino a oltre 2000 m di quota, con caratteristici mucchi di terra in superficie. Si nutrono di artropodi, lombrichi, larve, piccoli rettili e altro.
Raggiungono la maturità sessuale l’anno seguente a quello di nascita, si accoppiano tra fine inverno e primavera, e in genere partoriscono 2-7 piccoli inetti solo una volta all’anno, dopo una gestazione di 4 settimane.
La talpa cieca è più adattata ai suoli freddi o coperti di neve.
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