Tra gli animali presenti sulle nostre montagne, un ruolo di primo piano è rivestito dai roditori (Rodentia), che a livello mondiale costituiscono l’ordine di mammiferi con più specie annoverandone oltre il 45%. Hanno alimentazione onnivora e sono muniti di un paio di incisivi superiori e di un paio inferiori, entrambi a forma di scalpello, che possono sporgere dalle labbra. La loro crescita è continua e viene modulata dal consumo. In alcune specie, e soprattutto in castori e nutrie, questi denti assumono un colore arancione a causa dell’elevata presenza di ferro nel loro smalto, caratteristica che conferisce loro una particolare resistenza.
Di frequente riscontro è soprattutto la marmotta (Marmota marmota), che per la sua abbondante presenza nel VCO viene qui trattata in una pagina a parte (https://www.ossolacultura.com/specie/la-marmotta/). Appartiene alla famiglia degli sciuridi (Sciuridae), come gli scoiattoli. Tra questi ultimi, quello autoctono è lo scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris), rinvenibile in boschi fino a circa 1800 metri di quota. Presenta zampe anteriori più corte delle posteriori, dita lunghe e unghie ricurve che gli consentono di arrampicarsi agilmente sugli alberi. Nonostante il suo nome, oltre che rossiccio può avere un mantello nerastro mentre la parte ventrale è più chiara. Pesante 200-450 g, è lungo 20-25 cm più la coda, che misura quasi altrettanto. La sua dieta è prevalentemente vegetariana, ma si ciba anche di insetti, molluschi e uova. In estate accumula una notevole quantità di semi, frutti in guscio e funghi, nascondendoli in luoghi che a volte dimentica, contribuendo così a una disseminazione vegetale. A volte già nel corso del primo anno di vita, maschi e femmine possono accoppiarsi più volte con diversi compagni, ma la precedenza è dei maschi dominanti e delle femmine meglio nutrite. Può avere anche due gravidanze all’anno, a fine inverno e d’estate, partorendo fino a 5-6 piccoli (ma a volte solo 1 o 2) dopo una gravidanza di 5 settimane e mezzo. Lo svezzamento inizia verso il mese e mezzo di età per poi completarsi attorno a 4 e mezzo, ma ¾ dei piccoli non supera il primo inverno. In natura, lo scoiattolo rosso non vive in genere più di tre anni. Negli ultimi decenni la sua popolazione è minacciata dall’espansione dello scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis), di origine nordamericana (introdotto in Gran Bretagna nel 1876, mentre in Italia, giunto nel 1948 come dono dell’ambasciatore statunitense, è stato liberato presso il parco di Stupinigi). Più longevo (in natura può vivere anche una dozzina di anni) e dotato di corporatura maggiore (non è più lungo, ma più robusto), lo scoiattolo grigio entra in competizione con quello rosso, arrivando addirittura a sottrargli le scorte alimentari accumulate, fino a minacciarne la sopravvivenza. Al momento, nel nostro Paese è presente soprattutto nelle regioni nord-occidentali, compresa la nostra. Per difendere la sopravvivenza dello scoiattolo rosso sono stati elaborati dei progetti di eliminazione di quelli grigi, ai quali però alcune associazioni ambientaliste si sono opposte proponendo la sterilizzazione, cosa non certo facile a realizzarsi.
Il ghiro (Glis glis) appartiene alla famiglia dei gliridi (Gliridae), è lungo 13-20 cm più 10-18 cm di coda e pesa solo 70-150 g, con il maschio un po’ più grande della femmina. Rivestito di pelo grigio dorsalmente e bianco ventralmente, ha grandi occhi sporgenti. Di abitudini crepuscolari, vive soprattutto in boschi ricchi di sottobosco fino a circa 1500 m di altitudine, ma lo si può trovare anche in aree coltivate e in contesti antropizzati (non di rado si insedia nelle baite di montagna). Si nutre soprattutto di vegetali ma non disdegna insetti e uova di uccelli. Raggiunge la maturità sessuale attorno all’anno, si accoppia in estate e dopo una gravidanza di 1 mese e mezzo partorisce un numero di piccoli variabile da 2 a 10. In inverno va in letargo, da solo o in gruppo. Nella nostra provincia sono presenti anche altri due gliridi: il quercino (Elyomis quercinus), con mascherina nera attorno a occhi e orecchie, e il moscardino (Moscardinus avellanarius), più piccolo e bruno-arancio.
Le arvicole appartengono alla famiglia dei cricetidi (Cricetidae). Le 5 specie segnalate nel VCO sono l’arvicola delle nevi (Chionomys nivalis), l’arvicola d’acqua (Arvicola italicus), l’arvicola campestre (Microtus arvalis), l’arvicola di Fatio (Microtus multiplex) e l’arvicola rossastra (Myodes glareolus). Si tratta di piccoli animali con corpo compatto che misura, a seconda delle specie, 8-14 cm più 2-7 cm di coda, per un peso di 10-70 g. Il mantello è grigio o rossiccio, più chiaro ventralmente. Vivono di solito in gruppi familiari presenti in prati e boschi fino a oltre 2000 m, dove scavano gallerie superficiali. L’arvicola delle nevi si trova anche su suoli pietrosi a quote superiori ai 3000 m e si vede abbastanza spesso vicino ai rifugi, talvolta addirittura all’interno. Vegetariane, le arvicole si nutrono di erbe, tuberi, radici, cortecce e altre parti vegetali. Le femmine di arvicola campestre possono già accoppiarsi a 12 giorni, mentre i maschi a 28. Le altre sono un po’ più tardive (tra i 2 e i 4 mesi, a seconda della specie). La gravidanza dura circa 3 settimane, con più parti all’anno (da 2 a 6, con 1-8 piccoli ciascuno, a seconda della specie).
Topi e ratti sono simili alle arvicole ma fanno parte della famiglia dei muridi (Muridae). Nel nostro Paese, il topo selvatico (Apodemus sylvaticus), il topo selvatico alpino (Apodemus alpicola) e il topo selvatico a collo giallo (Apodemus flavicollis) sono autoctoni, mentre il topolino domestico (Mus domesticus), il ratto nero (Rattus rattus) e il ratto grigio o ratto delle chiaviche (Rattus norvegicus) (da noi spesso chiamato pantegana o topo di fogna) sono giunti dall’Asia nel corso dei secoli a seguito dei trasporti commerciali: i primi due sono arrivati in tempi antichi mentre il terzo si è insediato nel XVIII secolo.
I topi sono animali di piccole dimensioni: quello domestico non supera i 10 cm, più altrettanto di coda, per un peso variabile tra i 10 e i 25 g. Gli altri sono leggermente più grossi, specialmente quello a collo giallo che può sfiorare i 50 g. Il mantello si presenta dorsalmente con varie tonalità di grigio nel topo domestico e nel topo selvatico, più bruno-giallastro negli altri due, in ogni caso biancastro ventralmente. Sulla coda sono presenti i caratteristici anelli squamosi, anche se, essendo parzialmente coperti dai peli, risultano meno evidenti rispetto a quanto si può vedere nei ratti. I topi alpini si trovano naturalmente in prati e boschi, gli altri anche in campi coltivati; tutti, comunque, e soprattutto quello domestico, si sono adattati a insediarsi nelle abitazioni sottraendo vari tipi di cibo alle persone. La loro dieta è onnivora e va dai vegetali agli insetti. Le tre specie più grosse includono anche funghi, molluschi e uova, e provvedono ad accumulare provviste per l’inverno.
La maturità sessuale viene raggiunta attorno ai tre mesi, con accoppiamenti tra febbraio e ottobre (ma il topo domestico che vive in edifici non fa differenze tra i mesi) seguiti da 3-5 gravidanze (di 22-26 giorni) all’anno, ognuna con nascita di 3-10 piccoli inetti.
I ratti sono decisamente più grandi dei topi, potendo raggiungere i 20-25 cm di lunghezza più altrettanto (se non di più) di coda. Il ratto nero pesa in genere 1,5-2,5 etti, quello grigio, più robusto, quasi il doppio. Il mantello assume varie tonalità di grigio dorsalmente, mentre è chiaro ventralmente. Sulla lunga coda quasi glabra sono molto evidenti gli anelli squamosi. L’alimentazione è onnivora, ma i grigi sono solitamente più carnivori dei neri. Entrambi si sono ben adattati alle aree antropizzate, con i neri che preferiscono insediarsi in zone asciutte e nella parte alta degli edifici, e i grigi che invece si trovano soprattutto in punti umidi e notoriamente nelle fogne. Mentre il ratto nero è capace di arrampicarsi su alberi e tetti, dove si costruisce i nidi, quello grigio è un abile nuotatore e scava complesse tane ipogee.
La maturità sessuale viene raggiunta a 3-4 mesi e sono possibili accoppiamenti tutto l’anno, seguiti da gestazioni di circa 3-3,5 settimane e 3-4 (per il ratto grigio anche di più) parti all’anno, ciascuno con nascita di 5-10 piccoli inetti.
In tempi molto recenti, nella parte bassa della nostra provincia è stata segnalata la presenza di due roditori appartenenti alla famiglia dei castoridi (Castoridae): il castoro europeo e la nutria. Il castoro europeo (Castor fiber) è il più grande roditore del continente e ha abitudini semi-acquatiche. Soprattutto a partire dal XVI secolo è stato oggetto una caccia intensa che ne ha provocato la scomparsa in varie parte d’Europa. Oltre che per la carne e la pelliccia, veniva apprezzato per il castoreo, una secrezione oleosa aromatica (secondo alcuni ricorda il profumo di vaniglia, secondo altri di lampone) un tempo utilizzata in profumeria nonché in certe preparazioni alimentari e medicinali.
In Italia è ricomparso nel 2018 in Friuli, provenendo dall’Austria, mentre nella nostra zona è stato visto nel marzo 2023 a Migiandone e nel dicembre dello stesso anno a Fondotoce. Non si sa però se sia arrivato dalla Svizzera con le proprie forze o se sia stato introdotto abusivamente.
Lungo 80-90 cm, può pesare fino a 25-30 kg. La pelliccia, impermeabile, è bruno-scura e provvista di sottopelo isolante dal freddo. La coda misura 15-20 cm ed è conformata a paletta, così da poter essere utilizzata per nuotare oltre che come piedistallo per la stazione eretta (cioè la posizione spesso assunta durante l’abbattimento di alberi) e come strumento di segnalazione sonora quando è battuta sull’acqua in caso di minacce esterne. Il nuoto è poi agevolato da una membrana cutanea che riunisce le cinque dita degli arti posteriori.
L’alimentazione, che in genere viene cercata entro poche decine di metri dall’acqua, è vegetariana e molto varia, potendo comprendere erba, gemme, foglie, cortecce (soprattutto di salici, pioppi, faggi e betulle), ninfee, felci, arbusti e altre parti ancora.
Il castoro è noto perché costruisce elaborate dighe con rami, sassi, fango e tronchi (fino a 20 cm di diametro!), così da formare stagni utili come rifugio dai predatori e per nascondere sott’acqua l’ingresso della tana. Questa, formata da una rete di gallerie e scavata sulla riva, è di solito collegata a una parte superficiale, chiamata capanna, costruita con legno e altre parti vegetali.
Attivo soprattutto di notte, può vivere anche 20 anni in famiglie monogame, con accoppiamento in acqua tra gennaio e marzo, gestazione di circa 3 mesi e mezzo e nascita in primavera di 2-4 piccoli. Questi vengono allattati per circa un mese, restano con i genitori fino a 1-2 anni di età e poi vanno in dispersione, si allontanano cioè in cerca di un individuo di sesso opposto con cui formare una nuove famiglia.
Originaria del Sudamerica, la nutria (Myocastor coypus) è stata importata in molti Paesi d’Europa per essere utilizzata nella produzione di pellicce, settore nel quale veniva chiamata “castorino”, divenendo poi una specie invasiva in seguito alla fuga dalle sedi in cui veniva allevata. In Italia è giunta per la prima volta nel 1928, poi l’importazione si è intensificata negli anni ’60. Nella nostra provincia è stata segnalata sulle rive dei laghi Maggiore e d’Orta.
Lunga 40-60 cm (più 25-40 cm di coda) e pesante fino a 10 kg, ha corpo compatto e presenta un folto sottopelo ricoperto da una pelliccia bruna. Le parti ventrali più chiare e le zampe posteriori sono provviste di membrana natatoria tra le dita.
Di abitudini semi-acquatiche, può rimanere sott’acqua anche oltre 10’ e in genere si mostra più attiva nelle ore crepuscolari e notturne. L’alimentazione è vegetariana, soprattutto a base di radici e tuberi, ma consuma anche foglie e germogli.
Scava tane lungo le rive con entrata all’aperto e costruisce piattaforme vegetali sulle quali sosta per alimentarsi o in attività di toelettatura. Per queste sue abitudini danneggia argini e coltivazioni.
Vive fino a 10-12 anni in coppia o in gruppo, con maturità sessuale a 3-6 mesi, accoppiamento in tutte le stagioni, gravidanza di poco più di 4 mesi e 1-3 parti all’anno, con 3-8 piccoli ciascuno.
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