Animale simbolo delle zone alpine, ricordato in innumerevoli canti e narrazioni di vario genere, è di frequente riscontro dalle nostre parti. Appartenente all’ordine degli ungulati artiodattili e alla famiglia Bovidae, è molto capace di spostarsi su terreni ghiacciati e innevati, e a seconda della stagione e delle abitudini individuali si può trovare a quote e in ambienti molto variabili, in genere tra i 500 e i 2500 metri. Dotato di potente muscolatura, è stato osservato superare un dislivello positivo di mille metri in soli 15 minuti. Le manifestazioni vocali sono piuttosto limitate, ma caratteristico è il sibilo che viene emesso dalle narici come segnale di allarme o come richiamo. Tra le malattie tipiche della specie va ricordata la cherato-congiuntivite infettiva che ha mietuto diverse vittime anche nella nostra zona.
Morfologia
Il dimorfismo sessuale non è accentuato, tanto che a volte è difficile determinare il sesso da una certa distanza. L’altezza al garrese è in genere di circa 75-85 cm nel maschio e di 65-75 cm nella femmina, per un peso di 30-45 kg nel maschio e 25-35 kg nella femmina. La differenza tra i sessi è meglio determinabile osservando il profilo della testa: a triangolo equilatero nel maschio (per una maggiore apertura dell’angolo naso-mandibolare) e isoscele nella femmina. Inoltre, il diametro del collo è maggiore della lunghezza della testa nel maschio, minore nella femmina. Nel maschio possono poi vedersi la criniera e il pennello (ciuffo di peli in corrispondenza dello sbocco penieno), e nella femmina allattante i capezzoli. Infine, il maschio urina in posizione eretta, tra i quattro arti, mentre la femmina, così come gli animali giovani, mantiene eretti solo gli arti anteriori e urina posteriormente.
Il camoscio compie due mute all’anno, con il mantello estivo, rossiccio, che dura circa 3 mesi e mezzo (compreso 1 mese di crescita) e compare in primavera (da aprile a giugno), mentre quello invernale cresce più lentamente (da fine agosto a ottobre) e permane poi per sei mesi.
Le corna, presenti in entrambi i sessi, sono lisce e uncinate, a sezione grossomodo circolare, lunghe circa 21-27 cm, e sono composte da una guaina cornea avvolgente un cavicchio osseo (bozza frontale) che si diparte pressoché verticalmente dall’osso frontale, superiormente all’orbita oculare. Crescono molto nei primi anni, poi la crescita si riduce fino a diventare millimetrica oltre il quinto anno. La parte ossea è avvolta da uno strato dermo-epidermico produttore della cheratina che costituisce la guaina, spessa circa 2-4 mm negli adulti. Dopo una stasi invernale, con l’arrivo dei primi caldi la produzione di cheratina riprende, per cui si forma una nuova guaina all’interno della precedente, che viene spinta verso l’alto. Nella parte basale, la separazione tra le varie guaine è rinvenibile sotto forma di anelli di accrescimento o di giunzione (ben visibili soprattutto nella parte posteriore) che consentono di stabilire l’età dell’animale. Le corna dei maschi hanno diametro maggiore e sono più inclinate verso l’avanti rispetto a quelle delle femmine; a volte presentano anche una maggiore uncinatura e una maggiore divaricazione. Posteriormente alle corna sono presenti le cosiddette “ghiandole della fregola”, più sviluppate nei maschi, i quali le usano per attirare le femmine e per marcare il territorio sfregando il capo su alberi e sassi.
Alimentazione
L’alimentazione è molto varia e secondo alcuni autori comprenderebbe fino a 300 specie vegetali, prediligendo però quelle erbacee che costituiscono il 90% della dieta estiva e circa i due terzi di quella invernale, quando il camoscio può assumere anche parti di corteccia e aghi di conifere. Come gli altri erbivori, ricerca il sale da leccare su supporti pietrosi o simili.
Ciclo di vita e riproduzione
In rari casi il camoscio può vivere oltre 20 anni, ma in natura è difficile trovare femmine di oltre 15 e maschi di oltre 10. Le femmine e i giovani vivono in gruppi di dimensioni variabili da alcune unità ad alcune decine di capi. I maschi di oltre due anni sono generalmente solitari o, talvolta, in gruppi di due o tre elementi quando sono ancora giovani. Verso metà ottobre, quando comincia la stagione riproduttiva, i maschi si uniscono ai branchi di femmine per poi separarsene a gennaio.
La maturità sessuale viene raggiunta entro i due anni, ma i maschi raramente riescono ad accedere all’accoppiamento prima della maturità sociale che avviene attorno ai 5-6 anni. Nella seconda metà di ottobre iniziano gli affrontamenti tra i maschi, che a volte, seppure non con grande frequenza, possono esitare in veri e propri combattimenti. In novembre (soprattutto nella seconda metà) e nella prima metà di dicembre si concentra la maggior parte dei calori. Durano 2-3 giorni e richiamano i maschi che tuttavia non vengono accettati subito, soprattutto dalle femmine giovani. L’accoppiamento dura pochi secondi ma viene ripetuto più volte in una stessa giornata. I piccoli osservano gli accoppiamenti e poi li mimano tra loro o con la madre. A volte può accadere che una femmina accetti maschi diversi.
La gravidanza dura 5 mesi e mezzo-sei e le nascite avvengono in maggio-giugno. I parti di solito non sono gemellari e i neonati, che pesano circa 2 kg, nel giro di un’ora sono generalmente in grado di stare in piedi e di assumere il latte materno, ad alto contenuto di grassi. Lo svezzamento si completa di solito entro il sesto mese.
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