Animale timido, agile e adatto agli ambienti fittamente boscati, risulta ultimamente in diminuzione nel VCO, secondo alcune ipotesi a causa dell’aumento dei cervi.
Morfologia
Di dimensioni contenute, raggiunge un altezza al garrese di 70-75 cm nel maschio e 60-70 cm nella femmina- Trattandosi di animali adatti alla corsa, il garrese risulta un po’ più basso rispetto alla groppa. I maschi pesano circa 20-32 kg e le femmine 18-25 kg. Caratterizzato da rapido accrescimento, il capriolo raggiunge le dimensioni massime già a 2-3 anni di età.
La muta primaverile, che comporta la crescita di un leggero mantello rossiccio, dura alcune settimane e avviene tra fine aprile e inizio giugno, mentre quella autunnale, con crescita di pelo più folto e marroncino, è più rapida e si ha tra metà settembre e fine ottobre. Nel capriolo è evidente, più che negli altri ungulati, il cosiddetto specchio anale, un’area di pelo bianco (a forma di rene con la convessità verso l’alto nel maschio e a forma di cuore nella femmina) in corrispondenza della parte posteriore del tronco. I peli bianchi che circondano lo sbocco esterno delle vie genitali formano il pennello nel maschio e la falsa coda nella femmina.
I palchi, presenti solo nei maschi, sono di natura ossea e costituiscono un prolungamento degli steli di pertinenza dell’osso frontale. Bilaterali, cadono e si riformano ogni anno a seguito della proliferazione di cellule cartilaginee, site nella zona germinativa del tessuto epiteliale, chiamato velluto, che le ricopre; tali cellule vanno poi incontro a ossificazione e il velluto, avendo perso la sua funzione nutritiva, va incontro a pulitura, cioè a necrosi seguita da caduta, a volte favorita dallo strofinamento del palco contro tronchi o rami. La lunghezza media dei palchi è di 20-25 cm (raramente raggiunge i 30), mentre il peso medio è di 2-3 etti (raramente raggiunge il mezzo chilo). Incurvati verso l’indietro, sono formati da una stanga normalmente provvista di tre punte: il vertice, superiormente; lo stocco, subito sotto e orientato posteriormente; l’oculare, a circa metà altezza, orientato verso l’alto e anteriormente. Le stanghe presentano una serie di solchi longitudinali, ben visibili soprattutto nella parte basale, zona in si osserva un ingrossamento frastagliato chiamato rosa e la presenza di numerose escrescenze ossee rotondeggianti chiamate perle. Ci sono caprioli che a un anno di età hanno già sviluppato un palco con tutte le tre punte per lato.
La caduta e la ricrescita annuale dei palchi viene anticipata con l’aumentare dell’età. Le prime protuberanze ossee iniziano a crescere tra il secondo e il terzo mese di età, mentre la crescita del primo palco, formato dalla semplice stanga a una sola punta, si arresta al settimo mese, con la caduta del velluto, e va incontro a caduta nel giro di alcuni giorni per lasciare subito il posto alla crescita di un secondo palco che verrà pulito dal velluto a inizio estate. Negli animali di qualche anno di età, invece, la crescita dei nuovi palchi si osserva in autunno inoltrato o a inizio inverno, la pulitura dal velluto in marzo-aprile e la caduta in ottobre-novembre. Oltre che per la presenza dei palchi, i maschi sono distinguibili dalle femmine per il fatto che orinano tra le quattro zampe, rimanendo in posizione eretta, mentre le femmine abbassano il posteriore e orinano all’indietro.
Alimentazione
Il capriolo predilige ambienti boschivi di latifoglie, ricchi di sottobosco (quindi non abetaie e faggete), con presenza di radure erbose, soprattutto sotto i 1200 metri (raramente si trova sopra i 2000). Di abitudini prevalentemente notturne, si alimenta cercando le parti più tenere e digeribili in quanto dispone di un rumine relativamente piccolo per cui deve basarsi sulla qualità del cibo, compiendo numerosi piccoli pasti (almeno 10-12 nell’arco delle 24 ore), invece che sulla quantità, anche perché digerisce con relativa fatica le parti troppo fibrose. Pertanto, anche l’attività ruminale richiede un certo tempo e viene alternata all’ingestione di alimento. Il suo fabbisogno idrico è spesso soddisfatto dall’acqua presente nei vegetali, mentre tende a cercare substrati pietrosi o legnosi sui quali siano presenti dei sali minerali da leccare.
Ciclo di vita e riproduzione
Il capriolo può vivere in rari casi oltre 15 anni, ma in natura è difficile che superi i 12-13.
L’udito, e soprattutto l’olfatto, sono molto sviluppati. Riguardo alla vista, è particolarmente sensibile al movimento, per cui occorre restare immobili quando lo si vuole osservare. La manifestazione vocale più caratteristica è una sorta di abbaio, prodotto in seguito ad allarme. Femmine e piccoli emettono talvolta anche un sibilo prodotto dalle narici.
D’inverno i caprioli vivono in piccoli gruppi formati da una femmina con il piccolo e/o da un maschio con una femmina giovane (di età compresa tra 1 e 2 anni), chiamata sottile per la sua corporatura esile. Si possono osservare anche piccoli gruppi di maschi, specie se di età affine. Trattandosi di animali a cosiddetta segregazione territoriale, verso la fine dell’inverno i maschi iniziano a prendere possesso di un territorio mediante marcature odorose (soprattutto mediante le urine e le ghiandole odoripare poste sul capo, che vengono sfregate su alberi e arbusti). Il confronto tra maschi avviene anche su base visiva (atteggiamenti di minaccia, raspature del terreno, attacchi mimati) e con emissioni sonore, mentre sono rari gli scontri diretti a colpi di corna, che diventano però un po’ più frequenti in primavera. In maggio, i maschi risultati dominanti prendono possesso del territorio conquistato, rimanendovi tutta l’estate; verso la fine di giugno intraprendono degli inseguimenti giocosi nei confronti delle giovani femmine sottili (in particolare, se del caso, di quella alla quale si erano accompagnati durante l’inverno), che vanno in calore prima di quelle più attempate. Attorno a metà luglio, poi, iniziano a inseguire anche queste ultime presenti in zona. Quando la femmina va in calore, della durata di 2-3 giorni, emette frequenti sibili ed effettua corse in circolo a breve raggio, a volte attorno a un cespuglio, o a otto, con il maschio. Dopo molti giri, che possono addirittura provocare dei solchi scavati nel terreno, avviene una serie di accoppiamenti ripetuti, della durata di pochi secondi ciascuno, alternati ad altri inseguimenti. Conclusi gli accoppiamenti con le femmine sottili, i maschi si dedicano alla ricerca delle altre femmine in calore presenti sul loro territorio o in quelli vicini, a volte ingaggiando duelli con altri maschi. Le femmine meno giovani accettano il maschio più rapidamente e di conseguenza gli inseguimenti sono di minor durata rispetto a quanto avviene con le sottili. Gli accoppiamenti hanno generalmente luogo tra il 20 luglio e il 20 agosto, ma negli ultimi anni, caratterizzati da estati molto calde, tendono a essere anticipati.
Dopo la fecondazione, le cellule uovo vanno incontro a impianto differito[1]: si limitano ad alcune moltiplicazioni per poi rimanere in quiescenza per un periodo di circa 4 mesi e mezzo, cioè fin verso metà dicembre, quando completano la discesa dalle tube e si impiantano nella mucosa uterina, dando così inizio alla gravidanza vera e propria che dura circa 5 mesi. Nei rari casi in cui alcune femmine non fecondate vanno in calore d’autunno, non si osserva il fenomeno dell’impianto differito e lo sviluppo embrionale inizia subito. Verso la fine dell’estate, il controllo territoriale maschile va scemando; le femmine sottili fecondate rimangono comunque ancora per diversi mesi con il loro maschio, così come le altre femmine con i piccoli della primavera precedente.
I parti hanno luogo a fine maggio-inizio giugno e sono sovente gemellari, non di rado con due individui di sesso opposto. I piccoli riescono a reggersi sulle zampe già durante la prima ora di vita e iniziano ad alimentarsi verso la fine della seconda. Sono provvisti di mantello con chiazze bianche, avente funzione mimetica, che scompaiono tra il secondo e il terzo mese di vita. Altre caratteristiche difensive sono l’assenza di odore e l’immobilità che li rendono poco individuabili dai predatori durante il primo mese, dovendo la madre lasciarli spesso soli per andare ad alimentarsi con la frequenza tipica della specie. L’allattamento continua per sei mesi abbondanti, cioè fino a novembre-dicembre, anche se l’ingestione di vegetali inizia già nel primo mese.
[1] L’impianto differito si osserva anche nel tasso, nella martora, nella faina e nell’ermellino.
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