Il cinghiale

Sus scrofa

Il cinghiale

Il cinghiale appartiene all’ordine degli ungulati artiodattili e alla famiglia Suidae. Animale mitologico per molte culture in diverse parti del mondo, a ragione della sua forza e del suo coraggio, fino a non molti anni fa è stato oggetto di reintroduzione a scopo venatorio in diverse pari del nostro territorio nazionale. Tale scelta è risultata deleteria e oggi la specie risulta invasiva e ben difficile da controllare, con un numero di esemplari che in Italia, secondo alcuni autori, si avvicina al milione, e conseguente danno alle coltivazioni nonché aumentato rischio di incidenti stradali. La presenza della pesta suina africana nei cinghiali italiani, grave minaccia per un comparto zootecnico economicamente molto importante come quello finalizzato alla produzione di salumi, aggrava la situazione.

Morfologia

Il cinghiale ha corporatura tozza e robusta, con arti corti (le zampe non superano un terzo dell’altezza, mentre il capo misura un terzo della lunghezza). La testa possente e il peso spostato sull’avantreno lo rendono molto adatto ad abbattere ostacoli, come alberelli e arbusti. I maschi sono alti circa 90-110 cm al garrese, con un peso che da meno di un quintale può superare i 150 kg, mentre le femmine sono alte 70-90 cm e pesano da 60 a 130 kg. L’accrescimento è rapido e durante il primo anno di età può procedere al ritmo di tre chili al mese. Il mantello è grigio scuro-nerastro ed è formato da peli molto robusti, le setole, che ricoprono un sottopelo soffice, la borra. Nei primi 4 mesi di vita il colore è marroncino con striature longitudinali scure che conferiscono un certo mimetismo, poi fino all’anno di età è uniformemente rossiccio (per indicare i cinghiali di tali classi d’età si utilizzano pertanto i termini di striati e di rossi). La muta primaverile avviene tra maggio e giugno, mentre quella autunnale tra settembre e ottobre. Le femmine allattanti conservano però il pelo invernale un po’ più a lungo, così riescono a riscaldare meglio i piccoli. Nei maschi è presente una criniera, ben visibile soprattutto in inverno, e sono ben evidenti i canini inferiori, a crescita continua verso l’alto, che si appoggiano a quelli superiori. Il grugno, chiamato grifo, costituisce un vero e proprio organo adatto a scavare nel terreno: solidamente impiantato su una robusta base cartilaginea a forma di disco orientabile grazie a muscoli specifici, è provvisto di ghiandole lubrificanti nonché recettori tattili e olfattivi molto sensibili, conferendo all’animale grande capacità nel procurarsi il cibo rivoltando il terreno.

Alimentazione

Il cinghiale predilige zone con presenza di aree fittamente boscate, acqua a sufficienza e terreno abbastanza scavabile. L’alimentazione è onnivora e comprende cibi vegetali per circa l’80-95% (radici, tuberi, frutta, ghiande, castagne, faggiole, ecc.) e animali per il restante 5-20% (larve, insetti, lombrichi, rettili, anfibi, uova, piccoli mammiferi, carcasse di vario genere, ecc.).

Ciclo di vita e riproduzione

Il cinghiale vive in branchi formati da una o più femmine (spesso sorelle o cugine coetanee) con i piccoli, compresi di solito anche quelli dell’anno precedente. È solitamente presente una femmina dominante che guida le altre alla ricerca del cibo, le avvisa dei pericoli ed entra in calore per prima. I maschi oltre i tre anni tendono a essere più solitari e a unirsi ai gruppi solo nel periodo riproduttivo, mentre in età subadulta si possono osservare gruppi di coetanei.

I maschi raggiungono la maturità sessuale attorno ai 10 mesi, mentre per le femmine il periodo è maggiormente variabile, essendo condizionato dalle condizioni trofiche che determinano la precocità di crescita: difficilmente una femmina presenta il primo calore prima di aver raggiunto il peso di almeno 30-40 kg, cosa che può avvenire già a 8 mesi o essere ritardata fin oltre l’anno e mezzo. Trattandosi di animali poliestrali, le femmine possono presentare più calori, distanziati tra loro di circa tre settimane, nel periodo riproduttivo che generalmente va da novembre a gennaio. In situazioni di grande disponibilità alimentare si possono avere due calori all’anno, uno a fine estate e l’altro in primavera avanzata, ma in casi particolari possono osservarsi lungo quasi tutto l’anno. Di particolare importanza è il fatto che il cinghiale, se sollecitato da una pressione venatoria troppo intensa, reagisce con calori precoci e frequenti; pertanto, la sua popolazione tende ad aumentare se sottoposta ai tipici eventi stressanti provocati dalle braccate, alle quali partecipano molti cacciatori con l’utilizzo di cani che spingono i cinghiali in aree di facile abbattimento. Inoltre, provocando la dispersione dei branchi si rischia di aumentare la ricomposizione di gruppi più consistenti in aree relativamente tranquille. Per evitare un simile effetto, sono senz’altro preferibili le girate, compiute da uno o pochi cacciatori con l’ausilio di un solo cane addestrato a individuare i cinghiali in maniera silenziosa e senza spaventarli. Meno disturbanti ancora sono le varie forme di caccia di selezione effettuate mediante appostamento.

Nel periodo riproduttivo i maschi si uniscono ai gruppi di femmine e danno luogo ad affrontamenti che a volte esitano in combattimenti molto cruenti, con ferite anche mortali causate dai lunghi canini. La gestazione dura in genere poco meno di 4 mesi e, trattandosi di una specie politocica, vengono alla luce più lattonzoli, in genere da 4 fino a oltre 10, che rimangono inizialmente nella sorta di nido, chiamato lestra, preparato dalla madre scavando nel terreno e portandoci erba e fogliame con funzione protettiva. Le cure parentali sono comunque piuttosto scarse e già dopo una decina di giorni i piccoli seguono la madre nella ricerca di cibo solido, iniziando a ingerirlo attorno alle due settimane, mentre lo svezzamento viene ultimato a 3-4 mesi.