La marmotta

Marmota marmota

La marmotta

Appartenente all’ordine dei Roditori e alla famiglia delle Sciuridae, è un animale caratteristico delle nostre montagne, ben conosciuto per la facilità con cui si incontra, per il suo aspetto simpatico, per i fischi acuti che emette vedendoci arrivare e per le profonde tane che scava sui pendii soleggiati.

Morfologia

Gli esemplari adulti possono raggiungere una lunghezza di quasi 60 cm, ai quali vanno aggiunti una quindicina di cm di coda, per un peso che, in tarda estate, può raggiungere i 7 kg (tuttavia, in genere non supera i 5), facendo della marmotta il più grosso roditore rinvenibile in ambiente alpino. Inoltre, la sua mole può poi apparire ancora maggiore a causa della folta pelliccia grigio-bruna che la ricopre. Trattandosi però di un animale che va in letargo, il peso risulta all’incirca dimezzato al momento del risveglio primaverile, mentre raggiunge il massimo in autunno. La parte anteriore del muso è nuda e provvista di vibrisse sensoriali nonché di ghiandole secretorie utilizzate per marcare il territorio. Altre ghiandole si trovano in area ano-rettale e in caso di stress emotivo producono un secreto biancastro di odore pungente. Come per gli altri roditori, i denti incisivi superiori sono molto sviluppati e a crescita continua così da compensare il consumo. Le orecchie sono corte, adatte al movimento in stretti cunicoli sotterranei. Trattandosi di un animale plantigrado, viene appoggiata a terra tutta la pianta del piede. Gli arti anteriori superano di poco i 5 cm, sono dotati di quattro dita ciascuno (manca il pollice) e di robuste unghie, adatte a scavare. Gli arti posteriori sono di poco più lunghi, possiedono cinque dita e presentano unghie di dimensioni minori. Il dimorfismo sessuale è pressoché nullo, al punto che i testicoli sono intraddominali e si rendono rilevabili nello scroto solo nel periodo riproduttivo.

Alimentazione

La marmotta è un erbivoro, nutrendosi di vari tipi di erbe e radici, anche se a volte può ingerire delle larve di insetti. Non abbisogna di corsi d’acqua ma le sono sufficienti i liquidi presenti nei vegetali. Come tutti gli erbivori, ricerca dei substrati rocciosi salini da leccare.

Le tane

Le tane delle marmotte si rinvengono in abbondanza sui pendii privi di alberi ed esposti al sole, in particolare tra i 1800 e i 3000 metri di quota. Si tratta di sistemi abbastanza complessi che possono raggiungere la lunghezza totale di alcune decine di metri (ma ne sono stati misurati di oltre 100) e possono essere conformate in varia maniera. Vengono utilizzate come rifugio in estate e come riparo in cui trascorrere il letargo invernale. Sono dotate di varie aperture, la principale delle quali si trova spesso sotto un grosso sasso che ne garantisce la solidità e, nello stesso tempo, favorisce lo scioglimento della neve con l’aumento dell’irradiazione solare primaverile. All’esterno si trova a volte una sorta di terrazzino costruito con il materiale di scavo estratto dalla tana. All’interno si trovano invece delle camere, rivestite di sostanze vegetali ad azione isolante, che vengono utilizzate durante il letargo rannicchiandosi in più individui uno contro l’altro per conservare un tepore sufficiente[1]. Tali locali vengono chiusi con materiale di vario tipo (sassi, erba, arbusti), mescolato con saliva, tale da riparare dal freddo ma che permetta il passaggio dell’aria.

Ci sono poi numerose tane secondarie che servono solo come rifugio da utilizzarsi prontamente in caso di minaccia esterna.

Degno di nota è il fatto che la marmotta scava apposite latrine o usufruisce di adeguati spazi aperti in cui ammucchiare gli escrementi. Durante il letargo invernale utilizza invece delle propaggini interne della tana, chiuse con terriccio e poi svuotate in primavera.

Ciclo di vita e riproduzione

Le marmotte sono animali diurni e possono a volte superare i 15 anni di età. Trattandosi di animali sociali, vivono i gruppi che non di rado superano i 10 individui e sono in genere composti da una coppia dominante e dai loro figli di età inferiore ai 2-3 anni. Trascorrono volentieri molto tempo al sole, alimentandosi nei prati di alta quota e svolgendo attività ludiche, ma non sembrano particolarmente infastidite dalla pioggia quanto dal vento. All’inizio della giornata e in altri momenti possono essere viste mentre si leccano e spulciano il pelo in una sorta di toelettatura, a volte eseguita reciprocamente con altri individui (grooming), analogamente a quanto si osserva nel caso di alcune scimmie. Oltre al tempo dedicato al pascolo e al relax, si possono vedere impegnate in corse, inseguimenti o lotte inoffensive, indipendentemente dall’età. Tuttavia, nel periodo degli accoppiamenti i maschi possono dare luogo ad affrontamenti piuttosto aggressivi per determinare una certa gerarchia riproduttiva. Dall’autunno alla primavera, per circa sei mesi la marmotta rallenta notevolmente la sua attività metabolica, non si alimenta ma utilizza i grassi di riserva accumulati nel periodo estivo. Di tanto in tanto, però, si sveglia per usufruire delle latrine interne. In questi mesi la sua temperatura interna, che in estate è di 38-39 °C, scende fin verso i 5, il ritmo cardiaco si riduce fino a un decimo e le sono sufficienti un paio di cicli respiratori al minuto. Al risveglio, oltre a ingerire erbe lassative come del resto nell’imminenza del letargo, ripulisce la tana dagli escrementi, dall’erba isolante e dal materiale che era servito a chiuderla.

La maturità sessuale viene raggiunta dopo il terzo inverno e l’accoppiamento si compie solitamente tra fine aprile e inizio maggio. Risolte le dispute tra i maschi, la fecondazione delle femmine avviene nella tana. La gravidanza dura circa 5 settimane e in genere vengono partoriti da 2 a 4 piccoli, ciechi e privi di pelo, che aprono gli occhi dopo 3 settimane[2]. La lattazione dura circa un mese e mezzo e lo svezzamento si completa a due.

Predatori

Le marmotte possono essere preda di vari carnivori, tra i quali in particolar modo la volpe, ma soprattutto di rapaci, l’aquila in primis. La loro arma di difesa è la fuga nella tana, spesso a seguito dell’allarme lanciato da una di loro mediante una vocalizzazione laringea che, per la sua acutezza, viene impropriamente chiamata fischio[3]. Tale suono può essere singolo, molto forte e acuto, nel caso di pericolo proveniente dal cielo, mentre può essere ripetuto in serie, più moderato, nel caso di azioni di disturbo che si avvicinino gradualmente via terra (come nel caso dell’arrivo di escursionisti)

[1] In questi casi si parla di termoregolazione sociale.

[2] A volte può capitare che la gravidanza in una femmina abbia frequenza minore rispetto all’annuale, in quanto vengono saltati uno o più anni.

[3] Si dovrebbe invece parlare di grido.