Lo stambecco

Capra ibex

Lo stambecco

Considerato il re delle montagne per la sua capacità di muoversi sulle rocce, si lascia avvicinare abbastanza facilmente. Questa caratteristica nei secoli passati ha rischiato di causarne l’estinzione a seguito dell’attività venatoria, oggi strettamente regolamentata e in Italia addirittura vietata. Appartiene all’ordine degli ungulati artiodattili e alla famiglia Bovidae. Attualmente è in rapida ripresa e anche in Ossola si riesce a incontrare con crescente facilità.

Morfologia

Di dimensioni leggermente maggiori rispetto al camoscio, al garrese misura circa 85-92 cm nel maschio e 70-80  cm nella femmina, per un peso rispettivamente di 65-130 kg e 40-65 kg.

Diversamente dagli altri ungulati alpini, presenta una sola muta annuale che avviene in maggio-giugno, ma può prolungarsi fino a luglio, con un pelo corto e leggero che gradualmente si sostituisce a quello lungo e pesante dei mesi invernali. In autunno, invece, non si ha una muta ma solo un ispessimento del mantello che, soprattutto nel maschio, si fa più scuro.

Il dimorfismo sessuale è abbastanza accentuato negli adulti (anche se risulta apprezzabile soltanto dopo il primo anno di età, a parte la tendenza ad abbassarsi nell’orinare per le femmine) ed è evidente soprattutto per quanto riguarda le corna, il cui sviluppo inizia alla nascita e rallenta solo verso il decimo anno di vita. I piccoli di 2-3 mesi hanno già delle corna di 2-3 cm, anche se spesso non si vedono per la presenza del pelo. A sei mesi queste raggiungono i 7-8 cm, e in età adulta, prima del rallentamento senile, si accrescono di circa 8 cm all’anno. La crescita si arresta però durante i mesi invernali, lasciando sul corno un’incisione, chiamata anello di crescita, che serve a determinare l’età dell’animale. La sezione delle corna è grossomodo quadrangolare, un po’ più arrotondata nella parte esterna. Anteriormente presentano delle nodosità molto marcate che non devono essere considerate per la determinazione dell’età, essendo circa 2 (da 1 a 4) per anno. Il maschio ha grandi corna che possono raggiungere il metro di lunghezza e il peso di 4 kg e mezzo. Nelle femmine sono notevolmente più piccole, misurando circa 20-25 cm per un peso di alcuni etti.

Alimentazione

L’alimentazione è soprattutto erbacea, con scelta selettiva nei periodi più favorevoli e capacità di utilizzare comunque foraggi grossolani, grazie a un rumine relativamente grosso, nei periodi di magra. Ricerca i sali minerali da leccare su certi substrati rocciosi e ha scarso bisogni di bere.

Ciclo di vita e riproduzione

Lo stambecco può vivere anche più di 20 anni di età, ma in natura difficilmente supera i 15, con le femmine che vivono in media più dei maschi. È l’ungulato alpino che presenta il minor tasso di crescita della popolazione.

Vive in genere al di sopra dei 2000 metri, ma a fine inverno si può trovare anche molto più in basso, seppur raramente in aree molto boscate, avendo unghioni più adatti all’ambiente roccioso e meno rispetto a quello nevoso e ghiacciato rispetto al camoscio. Specialmente nel periodo dei parti e dell’allattamento, le femmine tendono a prediligere luoghi impervi più dei maschi, probabilmente per un istinto di protezione della prole.

Di indole gregaria, vive generalmente in branchi divisi per sesso, con le femmine e i maschi fino a due anni da una parte e i maschi adulti dall’altra. Dopo i 12 anni, i maschi si fanno sempre più solitari, cosa che talvolta avviene anche per le femmine molto anziane. Nel caso di territori a bassa densità, si possono comunque avere gruppi misti per sesso e per età. Verso la fine di ottobre i maschi tendono a isolarsi e a metà novembre iniziano la ricerca delle femmine, dapprima in gruppo, poi, con la comparsa dei calori che di solito avviene a partire dalla fine di novembre, subentrano gli atteggiamenti di affrontamento per cui solo il maschio gerarchicamente più elevato accede agli accoppiamenti, che hanno termine nei primi giorni dell’anno. Il peso massimo dei maschi viene raggiunto attorno agli otto anni, mentre la lunghezza massima delle corna attorno ai 12-13. Pertanto, la maturità sociale risulta notevolmente ritardata rispetto a quella biologica e avviene attorno ai 6-7 anni nei maschi e ai 4-5 nelle femmine. Seppur meno cruenti, anche d’estate si osservano dei combattimenti per stabilire la scala gerarchica. Le femmine sono poliestrali e nel periodo degli amori vanno in calore ogni tre settimane. Un maschio può coprire diverse femmine e queste possono accoppiarsi con diversi maschi.

La gravidanza dura circa 5 mesi e mezzo e i parti si hanno tra fine maggio e inizio luglio. In media una femmina partorisce due volte ogni tre anni. I parti gemellari non sono frequenti. Lo svezzamento inizia già dal secondo mese e può completarsi alla fine del terzo.

Storia recente

Lo stambecco ha una storia recente molto particolare. In virtù della sua grande capacità a rifugiarsi in luoghi rocciosi molto impervi, ha sviluppato una minore propensione alla fuga rispetto agli altri ungulati. Pertanto, risulta un animale facilmente cacciabile e, soprattutto dopo la diffusione della armi da fuoco avvenuta in periodo rinascimentale, soggetto all’estinzione. Ad aggravare le cose c’era un tempo la tendenza ad attribuire proprietà magico-curative ad alcune parti del suo corpo.

Le prime misure protezionistiche sono state varate già nel 1683 nello Zillertal, facente parte del Tirolo austriaco. In quel periodo, la piccola età glaciale contribuiva a rendere difficile la permanenza delle varie specie alpine tanto che nelle Alpi Orientali lo stambecco si è poi estinto a seguito del rigido inverno del 1708-1709. Nel 1821 è stato imposto il divieto di caccia nell’area del Gran Paradiso, diventata riserva reale di caccia 15 anni dopo e Parco Nazionale nel 1922. La sua colonia di stambecchi, che nei primi del ‘900 ammontava a circa 4mila esemplari, ha costituito la base di partenza per la ricolonizzazione delle Alpi. Degno di nota è il fatto che, a seguito del rifiuto di Vittorio Emanuele III a concederne una parte agli svizzeri, questi sono venuti a trafugarli e oggi circa metà degli stambecchi alpini si trovano in territorio elvetico. In Ossola gli stambecchi, la cui presenza era limitata a piccole aree fino a pochi anni fa, è ora in forte espansione e nel 2023 se ne sono contati quasi 500 nel territorio delle aree protette.