Facilmente riconoscibile per le sue belle ali bianche con caratteristiche macchie rosse, Parnassius apollo, appartenente alla famiglia dei papilionidi (Papilionidae), è stata la prima farfalla inserita nelle liste di protezione ambientale. Il suo numero è infatti in diminuzione sia a causa del cambiamento climatico, che rende troppo caldi i territori alle quote minori, sia per l’abbandono della montagna e il conseguente avanzare del bosco, che riduce gli spazi aperti ai quali la specie è legata.
CICLO DI VITA
Gli adulti
Le farfalle Apollo adulte hanno apertura alare di 7-8 cm e vivono in genere 1-2 mesi, soprattutto tra luglio e agosto, quando si vedono volare in spazi montuosi soleggiati, come i prati o le giavine. Il colore è grigio chiaro, traslucido, con macchie nere sulle ali anteriori e rosse sulle posteriori. Durante l’accoppiamento, il maschio secerne una sorta di gelatina che, solidificandosi sull’addome della femmina, le impedisce ulteriori unioni.
Le uova
Deposte su substrati legnosi, licheni e foglie sempreverdi come quelle del ginepro, rappresentano la forma di svernamento, anche se in esse si trova già la larva pienamente sviluppata, che aspetta la stagione calda per uscire.
Le larve
I bruchi sono nerastri con macchie arancioni e setole corte. Le loro piante preferite sono quelle succulente, come la Crassulaceae, adattatesi ai climi secchi in virtù della capacità di accumulare acqua nelle foglie.
Le pupe
I bozzoli di Apollo sono in genere rinvenibili tra i sassi o sul muschio.
DIFFUSIONE
L’apollo si può trovare sulle montagne principali di Europa e Asia Centrale. Anche se è talvolta presente a quote inferiori, è più facilmente rinvenibile al di sopra dei 1200 metri, superando talvolta i 2500. Nelle Alpi è molto diffuso, mentre sull’Appennino è in diminuzione ed è riscontrabile solo in alcune zone.
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