Popillia japonica è un coleottero appartenente alla famiglia degli scarabeidi (Scarabaeidae). Originaria del Giappone e diffusasi a seguito dell’importazione di piante ornamentali, sta rappresentando una vera e propria piaga in vari Paesi per la voracità con cui, a seconda della fase di sviluppo, giunge a colpire diverse forme vegetali, dai prati ai frutteti, senza escludere gli alberi del bosco e le piante da appartamento, per un totale di oltre 300 specie botaniche.
CICLO DI VITA
Gli adulti
Di forma simile ai comuni maggiolini e lunghi all’incirca un centimetro, sono facilmente distinguibili per la colorazione verde-marrone a riflessi metallici e le cinque macchie bianche per lato ben visibili sulla parte postero-laterale dell’addome, più altre due, un po’ più grosse, all’estremità posteriore. Sbucano dal terreno tra maggio e giugno (con una certa variabilità temporale in relazione alle condizioni climatiche della zona) e iniziano subito a nutrirsi e ad accoppiarsi. Nella nostra provincia il picco nell’attività degli adulti si ha in luglio, con foglie, fiori e frutti distrutti a partire dalla cima degli alberi, poi decresce e si arresta all’avvicinarsi dell’autunno. Di notevole importanza è la loro capacità di produrre feromoni con i quali richiamano altri esemplari della stessa specie nei punti in cui trovano abbondanza di alimento, provocando in tal modo notevoli concentrazioni di individui con conseguenti maggiori danni e aumentata facilità di accoppiamento. Per questo motivo, l’utilizzo di trappole va attentamente valutato da entomologi esperti perché spesso la capacità di richiamo risulta superiore a quella di cattura. Ogni femmina depone da 1 a 3 uova a qualche centimetro di profondità in terreni preferibilmente molli, come quelli dei campi coltivati o degli impianti sportivi, poi torna ad accoppiarsi fino a produrre una cinquantina di uova per stagione.
Le uova
Ogni femmina depone fino a 60 uova, in gallerie lunghe 5-10 cm scavate nel terreno, specialmente in prati un po’ umidi e ricchi di graminacee, come quelli delle nostre zone. Bianche e di forma sferica od ovale, misurano poco più di un millimetro al momento della deposizione, ma durante il loro sviluppo, che dura 10-15 giorni, giungono a raddoppiare di dimensione. Possono interessare sia i prati-pascoli sia i giardini di scuole e abitazioni, e non sono esclusi neanche i terreni dei campi sportivi.
Le larve
Quando la temperatura scende sotto i 10 °C riescono a svernare facilmente scendendo fino a 30 cm di profondità per ripararsi dal freddo e trovare un ambiente più umido. In primavera si riportano verso la superficie e intensificano gli attacchi agli apparati radicali, provocando notevoli danni alla cotica erbosa. Dopo 15-20 giorni compiono una prima muta e dopo altri 20-30 giorni una seconda, fino a superare la lunghezza di 3 cm e trasformarsi in pupe all’interno di cellette di terra.
Le pupe
Si alimentano per circa 10-20 giorni, poi sono pronte a trasformarsi in adulti.
DIFFUSIONE
A partire dal Giappone, nella prima parte del ‘900 è stata accidentalmente introdotta in Nordamerica, negli anni ’70 è giunta nelle Azzorre portoghesi e nel 2014 è sbarcata in Europa occidentale, colonizzando le sponde del fiume Ticino e rappresentando fin da subito un notevole problema in Piemonte e Lombardia. Diffusasi alla pianura circostante e alle sponde del Lago Maggiore, nel 2017 è giunta in Svizzera. Nel contempo ha risalito il Toce e nel 2022 è stata da me rilevata a Domodossola. Popillia japonica è un’ottima volatrice, ma importante risulta il trasporto passivo, tanto che nei grossi parcheggi siti nelle zone infestate vengono a volte affissi degli avvisi per chiedere ai visitatori che vengono da altre zone di porre attenzione nel salire in macchina, così da scongiurare il pericolo di diffondere l’insetto con le automobili.
CONTROLLO
Piemonte e Lombardia stanno cercando di contenerne la presenza mediante l’adozione di diverse strategie. Se l’impiego di reti protettive non richiede particolari precauzioni, l’uso di insetticidi e repellenti va ben ponderato da esperti, poiché si rischiano episodi di tossicità, sia acuta sia cronica, ben più gravi dei danni dovuti all’insetto. Esistono poi vari metodi di lotta biologica che utilizzano sia batteri sia altri artropodi, mentre alcuni vermi nematodi e alcuni funghi sono efficaci nell’eliminare le larve dal terreno. Le trappole a feromoni vanno autorizzate dal servizio fitosanitario regionale e vengono utilizzate soprattutto per il monitoraggio, poiché spesso richiamano più insetti di quanti ne riescono a catturare e possono quindi rivelarsi controproducenti ai fini della prevenzione. Se si trovano pochi esemplari di Popillia japonica nel proprio giardino, conviene semplicemente rimuoverli a mano il prima possibile. Importante, specie in zone frequentate da turisti come la nostra, invitare le persone a porre attenzione perché con le auto potrebbero trasportare involontariamente l’insetto nelle loro zone di residenza (alcuni parlano infatti di “insetto autostoppista”). Non a caso, in certe aree della nostra provincia (come ad esempio i parcheggi di Villa Pallavicino a Stresa, del Teatro Maggiore a Verbania e dello stadio Curotti a Domodossola) sono stati affissi appositi cartelli per avvisare di questo pericolo.
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