Nante, la galleria del Sempione e il Vallo Alpino

Nante era una frazione sita nella parte di Varzo, al di là del torrente Diveria, nel tratto oggi compreso tra la Centrale idroelettrica e la località trasquerese di Iselle. Un tempo costituita da alcune case e da una cappelletta, tra fine Ottocento e inizio Novecento è stata sepolta dalla enorme discarica di materiale roccioso estratto durante lo scavo della galleria del Sempione. Attorno a tale area, sita sulla sponda orografica destra del torrente Diveria, si sono svolti importanti eventi storici testimoniati da reperti di grande interesse oggi visitabili grazie al comodo sentiero ripristinato dalla sezione Cai di Varzo.

DOVE

Ritrovo nel parcheggio della stazione di Varzo (532 m) (coordinate geografiche: 46.2064 N, 8.2451 E) e spostamento con la propria auto fino allo spiazzo antistante la centrale idroelettrica, sita a circa un km e mezzo di distanza.

PERCORSO

Il percorso non presenta dislivelli di rilievo, ma solo brevi su e giù che richiedono comunque una discreta pratica nel camminare su sentieri di montagna. Sono pertanto consigliati i bastoncini da escursionismo. Si parte dall’area un tempo occupata dal cantiere della Mediterranea, l’impresa incaricata di realizzare la galleria elicoidale di accesso al tunnel del Sempione. Successivamente, in quella zona è subentrata la Società Dinamo ed è stata costruita la centrale idroelettrica. Costeggiandone i canali e le chiuse, si giunge alle rovine del ponte su cui passavano i carrelli di materiale roccioso provenienti dai lavori dell’elicoidale. Poco oltre si attraversano le rovine del palazzo sede dell’impresa Jura Simplon, la società per azioni (poi nazionalizzata dal governo svizzero nel 1903) che era riuscita a raccogliere il capitale necessario alla realizzazione della galleria del Sempione. Con breve salita si raggiunge poi l’estesa sommità pianeggiante della discarica di rocce estratte durante lo scavo del tunnel. Lunga quasi un chilometro e oggi ricoperta da un bosco ricco della vegetazione tipica delle aree alpine fresco-umide, termina poco prima dell’imbocco della galleria di direzione un tempo percorsa sia dagli operai sia dai carrelli di materiale. Lì aveva sede l’osservatorio di Max Rosenmund, il geniale topografo svizzero che, con un complesso calcolo trigonometrico eseguito a partire da punti scelti oculatamente sulle montagne circostanti, era riuscito a tracciare il corso del tunnel con mirabile precisione. Oltre al basamento del deposito per le locomotive ad aria compressa impiegate durante i lavori, sono ancora presenti le rovine dei bagni per gli operai che erano risultati fondamentali per prevenire l’ancilostomiasi e scongiurare il pericolo dell’anemia del minatore, malattia che ai tempi dello scavo della galleria del Gottardo aveva causato parecchie migliaia di vittime.

A poca distanza si trova l’imbocco di un grande forte in caverna realizzato dall’impresa Poscio di Villadossola nel 1940, su commissione del Genio Militare, nell’ambito del complesso sistema di fortificazioni denominato Vallo Alpino. Non del tutto completato e mai utilizzato, è ubicato a est di Iselle e stupisce per la sua estensione. Durante la visita è necessario disporre di pila, meglio se frontale. Inoltre, nel caso di giornate molto calde, può essere consigliabile una maglia o una giacca a vento leggera in quanto la temperatura interna può risultare sensibilmente più bassa rispetto all’esterno. Percorrendo il lungo asse centrale, vengono illustrati i vari locali che si aprono ai lati: cucina, servizi, lavanderia, infermeria, armeria, deposito di munizioni e altri ancora, nonché i dormitori per gli oltre 100 militari che potevano essere ospitati nel forte. Si passa quindi alle postazioni da combattimento, salendo per le comode scale che conducono alle casematte destinate a ospitare cannoni e mitragliatrici. Nella parte più profonda, mai completata, si può osservare un curioso fenomeno naturale: da alcune fessure presenti nella volta scendono le sottili radichette degli alberi siti nel bosco soprastante; dopo aver attraversato tutto il lume del corridoio, queste giungono ad abbeverarsi sull’umidità presente a livello del pavimento.

Il ritorno è previsto per lo stesso percorso dell’andata, per un totale complessivo di circa 6 chilometri.

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